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André Veríssimo Medeiros - Brasile

 

DALLA DROGA A UNA NUOVA VITA

 

Ho trascorso 10 giorni alla Casa do Menor São Miguel Arcanjo (Fortaleza-Brasile), un'opera sociale fondata da un sacerdote italiano, Renato Chiera. La mission è accogliere bambini, adolescenti, giovani e le loro famiglie che vivono in situazioni di rischio e vulnerabilità sociale. Si offre assistenza e accompagnamento con programmi di accoglienza, sviluppo del senso della comunità, corsi professionalizzanti. L’obiettivo è l’inclusione e il protagonismo di tutti: essere accanto ai ragazzi esclusi dalla società e cercare di rispondere al loro bisogno di sentirsi amati. Fatta questa esperienza vitale scoprono che possono amare sè stessi e gli altri e raggiungere la maturità umana.  

Ho dormito nella stessa casa con ex spacciatori ed ex tossicodipendenti che oggi si dedicano a salvare le vite umane che vivono nel mondo sotterraneo del crimine e della droga. Mi sono sentito così amato e così accolto da loro che era impossibile non voler restituire quell'amore attraverso gesti concreti come diserbare, preparare un pranzo speciale, spazzare la casa, ecc.

Ho ascoltato molte storie diverse di abbandono, violenza, sofferenza, famiglie distrutte. Tutte con una radice comune: la mancanza di amore. Ho avuto l'opportunità di incontrare incred ibili progetti sociali che vanno oltre tutte le barriere. Tra baraccopoli e colline, che sono zone di conflitto tra milizia e trafficanti, i programmi sono sviluppati nella comunità, educando bambini e adolescenti alla cittadinanza e alla vita familiare. La sensazione che ho avuto visitando e  giocando un pò con quei bambini era quella di vedere dei bellissimi fiori che stanno crescendo tra le rocce.

Ho sentito il dramma delle "Cracolândias" (posti dove vivono tutti i dipendenti del Crack al margine delle strade e sotto i ponti). In realtà sono il risultato di una società che è malata e drogata, estremamente consumista, dove avere è più importante dell'essere, perdendo così i valori fondamentali di una vita umana dignitosa e che evidenzia una ricerca frenetica per riempire un profondo vuoto esistenziale con cose superflue e materiali.

 

Mentre avevo tra le mie braccia un bambino che è stato drogato con crack da sua madre fino a due anni, perché era l'unico modo che lei aveva per saziare la fame del figlio, mi chiedevo dentro di me: "Quale possibilità questo piccolo essere umano ha avuto per crescere in una vita dignitosa?”.  Guardare questa realtà da lontano e chiamarli vagabondi o sostenere la morte dei banditi diventa una cosa quasi logica, perché non siamo noi quelli che più soffrono della disuguaglianza sociale, della fame e della mancanza di opportunità, del sostegno della società, della famiglia e, soprattutto, della mancanza d'AMORE.

Ero così emozionato nel vedere la felicità dipinta in faccia degli ex-senzatetto che sono stati accolti e che oggi hanno un lavoro, una bella famiglia e tanto amore da dare!

Dopo di aver vissuto questa esperienza luminosa, torno a casa ancora più motivato a portare gocce di paradiso dove l'inferno sembra non finire più, con una voglia immensa di vivere fino in fondo questa affascinante avventura che è dare la vita per un mondo migliore!